Jiroft. Il diluvio prima del diluvio

In anteprima assoluta sabato 8 ottobre 2011, nell’ambito della serata conclusiva alla XXII Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, il film “L’aquila e il serpente. In Iran sulle tracce del mito”: una lettura originale delle raffigurazioni di straordinari vasi scoperti a Jiroft, nel sud-est dell’Iran.

Quando nell’ottobre 2007 Graziano Tavan e Maurizio Zulian, collaboratori del Museo Civico di Rovereto, freschi reduci da un viaggio nel sud-est dell’Iran, portarono alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico il direttore della missione archeologica a Jiroft, Youssef Madjidzadeh, e il condirettore per l’Italia, Massimo Vidale, a Rovereto si ebbe notizia per la prima volta della straordinaria scoperta archeologica che ha rivelato una civiltà a noi sconosciuta, fiorente sull’altopiano iranico almeno nel IV-III millennio a.C.

Così, allo scopo di raccogliere immagini e informazioni su Jiroft, due anni fa il Museo Civico di Rovereto lanciò il “Progetto Iran”, inviando in loco un gruppo di collaboratori, Alessandro Dardani, Graziano Tavan e Maurizio Zulian, insieme all’archeologo Massimo Vidale e con l’organizzazione in Iran di Sara Sabokkhiz, a sua volta collaboratrice dell’istituzione roveretana.

Primo risultato del “Progetto Iran” del Museo Civico di Rovereto è il film di circa 30’ dal titolo “L’Aquila e il Serpente. In Iran sulle tracce del mito” che sarà presentato in anteprima sabato 8 ottobre, alle 21, all’auditorium Melotti di  Rovereto, nella serata clou della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, poco prima della proclamazione del vincitore del X premio Paolo Orsi. Prodotto dal Museo Civico di Rovereto per Sperimentarea.Tv e Archeologiaviva.tv  con la collaborazione della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, nel film “L’Aquila e il Serpente” la regia e le riprese sono a firma di Alessandro Dardani; la consulenza scientifica e la sceneggiatura di Massimo Vidale; i testi di Graziano Tavan e Massimo Vidale. Le traduzioni di Sara Sabokkhiz; le fotografie di Maurizio Zulian e Graziano Tavan; l’organizzazione di Maurizio Zulian, Sara Sabokkhiz e Graziano Tavan.
“Per gli abitanti dell’antica Mesopotamia”, raccontano gli autori, “l’altopiano Iranico era la mitica montagna di Kur, sede di mostri, dell’oltretomba ma anche di oro, argento, cornalina e lapislazzuli. Qui regnava la potente città di Aratta, rivale di Uruk e delle altre città dell’ovest. Antiche tavolette narrano delle lotte di Gilgamesh, Enmerkar e altri antichi eroi di Sumer per sottomettere Aratta e le genti dell’est”.
Ma alcuni secoli prima che in Mesopotamia venissero raccolte su simili tavolette le storie delle origini dell’uomo derivanti da lunghissima tradizione orale, sull’altopiano iranico un popolo a noi ancora sconosciuto (che però già aveva una propria scrittura e una propria lingua) sembra anticipare nelle decorazioni dei vasi in clorite ritrovati a Jiroft alcuni miti sumerici, come quello di Etana il re-sacerdote di Kish ‘pastore del popolo’, la cui storia si intreccia con l’antichissimo mito dell’aquila e il serpente (da cui il titolo del film), e come l’epopea di Gilgamesh stesso: uomini-scorpione, uomini-toro, la foresta di lapislazzuli, l’epico eroe; e in particolare, appunto, le varie fasi dell’incontro tra l’aquila e il serpente.

Ma quello che fa più impressione è il mito della grande inondazione: il diluvio universale raccontato dalla Bibbia in Genesi, e nell’epopea sumerica di Gilgamesh. Il film propone la straordinaria corrispondenza tra i versetti biblici e le figure incise sui vasi iranici. È il diluvio prima del diluvio: una storia per immagini narrata quasi cinquemila anni fa.



Categorie:D06- Iranistica

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