La civiltà dei Hurriti

La civiltà dei Hurriti, popolo dell’Asia Anteriore antica. Introduzione alla storia degli studî.

Gli studi sulle vicende storiche e la lingua dei Hurriti ebbero inizio nel 1887, grazie alla scoperta, negli archivi cuneiformi di El Amarna, in Egitto, di un lotto di lettere inviate all’inizio del XIV secolo a.C. da Tushratta, re dello stato nordsiriano di Mittanni, ai faraoni Amenophis III e Amenophis IV. Fra quei documenti, redatti quasi tutti in accadico, che per tutto il secondo e buona parte del primo millennio a. C. fu la lingua della diplomazia nel Vicino Oriente, si distinse subito una grande tavola di argilla molto scura, scritta con un minuto ductus cuneiforme della fase medio-babilonese. Questo documento filologico e linguistico di straordinaria importanza, che è ad un tempo un interessante oggetto archeologico, è conservato presso il Vorderasiatisches Museum di Berlino.

La tavola, divisa in quattro colonne, con quasi 500 righe di testo, contiene una lunga lettera diplomatica in lingua hurrica, nella quale il re hurrita Tushratta si rivolge ad Amenophis III, suo genero, che viene chiamato col nome hurrico di Nimmurija, discutendo della dote della figliola Tadu-hepa nel quadro delle buone relazioni fra i due casati. Il documento è conosciuto come la “Lettera di Mittanni” e costituisce, per così dire, la pietra di fondazione di una nuova branca degli studi vicino-orientali: la Hurritologia.

Questa definizione si è affermata molto più tardi, poiché all’inizio delle ricerche la lingua dei Hurriti veniva riferita allo stato di Mittanni, da cui proveniva appunto la corrispondenza di Tushratta. La prima grammatica, redatta da Ferdinand Bork nel 1909, venne infatti intitolata “La lingua di Mitanni”. Da allora si sono succedute numerose scoperte in molti siti del Vicino Oriente (fìg. 1), che hanno rivelato nuovi documenti redatti in questa lingua. Ben presto essa venne legata all’etnico hurri ed alla definizione di hurlili “in lingua hurrica”, che nei rituali ittiti di Boghazköy designa passi appartenenti ad una lingua di cui si era capito subito che non era né indoeuropea né semitica. E’ appunto il sito dell’antica capitale ittita Hattusha (Boghazköy) che ha restituito, nel corso di diecine d’anni di scavo, il maggior numero di testi scritti in questa lingua “asiana”. Se i primi ritrovamenti di Boghazköy datano dall’inizio del secolo, nel 1906, fu più tardi, a partire dal 1929, che documenti della stessa lingua fecero la loro apparizione – sulla costa del Mediterraneo orientale – fra i testi di Ugarit, in scrittura sillabica e in ductus medio-babilonese, ma anche nella originale scrittura alfabetica (consonantica) propria di questa civiltà, e – in numero molto scarso – a Mari sull’Eufrate, in Siria.

I testi provenienti dal palazzo reale di Mari (fig. 2) dovevano fornire agli studiosi una testimonianza ancora più antica di questa lingua e dei suoi parlanti, che risale al periodo paleobabilonese (XVIII-XVI sec. a.C.), e più precisamente all’epoca di Zimrilim di Mari e Hammurabi di Babilonia (XVIII sec.). Negli anni ‘30 e ‘40 di questo secolo divenne ormai chiaro che questa lingua aveva avuto una grande diffusione in tutto il Vicino Oriente durante il II millennio a.C. Ben presto si doveva scoprire che i documenti più antichi risalivano addirittura al III millennio. Lo doveva mostrare il rinvenimento casuale in Siria settentrionale di un importante testo in lingua hurrica. Si tratta del documento di fondazione di un certo Tishatal, sovrano della città-stato di Urkesh, verso la fine del III millennio.

Sul versante degli studi linguistici si ebbero dei contributi di primo ordine della scuola tedesca prima, con Ungnad, Goetze e Friedrich, e americana in seguito, grazie allo stesso Goetze, costretto all’emigrazione, e a Speiser e Gelb soprattutto; lavori che sfociarono nel 1964 nella grammatica di Bush.

L’aspetto degli studi sulla società hurrita e i suoi ordinamenti giuridici è illustrato dalla documentazione di Nuzi (Yorgan Tepe), in Iraq settentrionale. Ne emerge una società hurrito-accadica della metà del II millennio, nella quale i Hurriti costituivano la maggioranza della popolazione. Su ciò esiste una letteratura sconfinata, soprattutto di marca statunitense, che ha dato vita ad un settore specifico degli studi, se non ad una sottodisciplina, che si chiama Nuzologia. Per una dettagliata storia degli studi faccio riferimento al lavoro di sintesi di G. Wilhelm, che presenta il miglior panorama generale sulla hurritologia fino al 1982.

Negli ultimi quindici anni grandi progressi sono stati fatti nella pubblicazione e sistemazione dei testi. E’ venuto infatti a maturazione un lavoro collettivo iniziato a Berlino nel 1969, che consiste nella trascrizione e raccolta in un corpus di tutti i testi in lingua hurrica, sparsi nelle varie pubblicazioni che si sono succedute da un secolo a questa parte, e che consistono soprattutto in edizioni in apografo (o autografiche). E’ questo il caso soprattutto dei testi provenienti dalla capitale ittita Hattusha, odierno villaggio di Boghazköy. Giunta quasi al termine la raccolta dei testi hurrici di Boghazköy, che costituiscono la prima e più cospicua sezione del Corpus, sono state redatte due nuove grammatiche ad opera di Ilse Wegner e di M. Giorgieri, che fanno il punto sulle nostre conoscenze attuali di lingua hurrica. La più recente sintesi generale delle nostre conoscenze è costituita dal volume monografico dedicato alla Civiltà dei Hurriti dalla rivista “La Parola del Passato” LV, Napoli 2000.

Quanto allo sviluppo ed alla posizione della hurritologia nel quadro delle discipline vicino-orientali va detto che essa non ha mai avuto uno statuto indipendente, poiché è stata dall’inizio un’ancella dell’Assiriologia, in seguito anche dell’Ittitologia. Questa situazione non cambierà molto presto, e la ragione risiede nella storia stessa di questi studi e nella situazione documentaria. Non si è infatti trovato fino ad oggi un sito archeologico che abbia restituito un archivio esclusivamente hurrito, o nel quale i documenti in lingua hurrica costituiscano la stragrande maggioranza, come è invece la situazione della lingua ittita a Boghazköy/Hattusha. Il fatto è che i Hurriti stessi scelsero durante tutta la loro storia la via dell’integrazione e dell’assimilazione culturale nelle società e nei luoghi che di volta in volta abitarono.

Per questa ragione è tra l’altro estremamente difficile isolare una cultura materiale loro propria, distinta da quella di altri popoli. Se però ci si libera dal pregiudizio di un rapporto stretto fra elemento etnico e produzione artistica o artigianale, e si ragiona in termini diversi, sostituendo al concetto di ethnos l’analisi dell’organizzazione politica e sociale, il problema resta quello di investigare la civiltà materiale dei periodi, delle formazioni statali (Nuzi, Mittanni) e dei singoli centri alla cui vita hanno partecipato genti parlanti hurrico.

L’aspetto etnico è legato alla vexata quaestio indo-aria, che si manifesta per via di nomi di sovrani (Artatama, Tushratta, &attiwaza), nomi divini (Mitra, Varuna, Indra, N¥satiy¥) e alcune glosse, legati allo stato di Mittanni; a questo tema dedicarono studi importanti M. Mayrhofer, A Kammenhuber e I.M. Diakonoff; è un aspetto della ricerca che non ha avuto sviluppi negli ultimi tempi.

La Hurritologia rimane comunque legata strettamente alle altre discipline orientalistiche. La si può definire come una disciplina, una specializzazione di secondo grado, o meglio di grado superiore, poiché essa presuppone solide conoscenze ittitologiche ed assiriologiche. La particolarità della struttura linguistica fa sì che la lingua hurrica, col progredire degli studi interpretativi dei testi, apporti anche un contributo crescente alle problematiche della linguistica generale. Negli ultimi anni si sono fatti progressi notevoli di comprensione dei testi, anche se il cammino che resta da compiere è lungo.

Va sottolineato l’aspetto dinamico delle ricerche hurritologiche, soprattutto perché è un fenomeno che contraddistingue gli ultimi tempi. Una serie di scoperte, ricercate o fortuite, contribuiscono fortemente ad aumentare la base documentaria dei nostri studi, accrescendo per quantità e qualità il materiale testuale. La scoperta, avvenuta nel 1983 a Boghazköy, di una serie di tavole bilingui hurrico-ittite (Bilingue hurrico-ittita) con testi di natura epica, mitologica e sapienziale, ci ha non solo fatto conoscere uno stadio della lingua più antico di quello della “lettera di Mittanni”, ma ha dato nuovo impulso all’analisi grammaticale ed alla riflessione linguistica .

Corollario del rapido quadro qui delineato è la riflessione sul grado di conoscenza che si ha, al di fuori della ristretta cerchia degli specialisti, di questo ambito di studi. Se perfino i cultori delle storiche discipline orientalistiche mostrano spesso di possederne nozioni piuttosto vaghe ed imprecise, e di considerare un testo hurrico alla stregua di un incomprensibile abracadabra, non può meravigliare che il più vasto mondo dei classicisti, cui nomi strani son già accadico e ittito, ignori sovente l’esistenza stessa dei Hurriti, e dei loro cugini Urartei.

Bibliografia succinta degli studi hurritologici.
Per la bibliografia e le abbreviazioni citate nei contributi hurritologici si fa riferimento ad opere standard, quali il Reallexikon der Assyriologie und Vorderasiatischen Archäologie, il Chicago Hittite Dictionary e la Keilschriftbibliographie di “Orientalia”.

“Lettera di Mittanni”: E’ conservata al Vorderasiatisches Museum di Berlino col numero di inventario VAT 422. La prima edizione in facsimile è del 1889: Hugo Winkler-Ludwig Abel, Der Thontafelfund von el Amarna, Berlin 1889. L’opera di riferimento, con i testi in trascrizione, è di J.A Knudzon, Die El-Amarna-Tafeln, in: Vorderasiatische Bibliothek 2, Leipzig 1915 (EA 24 è la sigla della lettera di Mittanni). La migliore trascrizione resta a tutt’oggi quella di J. Friedrich, Kleinasiatische Sprachdenkmäler, Berlin 1932, pp. 8-35, dove si cita la letteratura precedente. La prima traduzione completa è di G. Wilhelm, in W.L. Moran, Les lettres d’El Amarna, Paris 1987, 139-151. Recente è la traduzione italiana di M. Giorgieri, in: M. Liverani, Le lettere el-Amarna, vol. 2, Brescia 1999, 374-391. E’ prevista fra breve una nuova edizione da parte di G. Wilhelm, Der Mittani-Brief, Corpus der hurritischen Sprachdenkmäler (= ChS), II. Abteilung: Die Texte aus anderen Archiven, Band 1, Roma.

Primi studi, in seguito alla pubblicazione della Lettera di Mittanni
L. Messerschmidt, Mitanni-Studien («MVAG» 4/4), Berlin 1899.
F. Bork, Die Mitannisprache («MVAG» 14/1), Berlin 1909.
J. Friedrich, Kleinasiatische Sprachdenkmäler, Berlin 1932, pp. 8-35, dove si cita la letteratura precedente.

Storia e civiltà dei Hurriti:
A. Ungnad, Subartu. Beiträge zur Kulturgeschichte Vorderasiens, Berlin/Leipzig 1936.
A. Götze, Hethiter, Churriter und Assyrer. Hauptlinien der vorderasiatischen Kulturentwicklung im II. Jahrtausend v. Chr., Oslo 1936.
I.J. Gelb, Hurrians and Subarians, Chicago 1944.
F. Imparati, I {urriti, Sansoni, Firenze 1964.
G. Wilhelm, Grundzüge der Geschichte und Kultur der Hurriter, Darmstadt 1982. Edizione inglese: The Hurrians, Warminster 1989, con un’appendice di Diana Stein, Art and Architecture.
M. Salvini, St. de Martino, M. Giorgieri, M.-C. Trémouille, B. André-Salvini, P.E. Pecorella, N. Parmegiani, La civiltà dei Hurriti, “La Parola del Passato” LV, pp. 420, Napoli 2000.

Sul problema degli Indo-Arii nel regno di Mittanni:
M. Mayrhofer, Die Indo-Arier im alten Vorderasien, Wiesbaden 1966; A. Kammenhuber, Die Arier im Vorderen Orient, Heidelberg 1968; I.M. Diakonoff, Die Arier im Vorderen Orient: Ende eines Mythos, «Or» 41, 1972, 91-120; M. Mayrhofer, Die Arier im Vorderen Orient, ein Mythos?, “Sitzungsber. der Österr. Akad. d. Wiss., phil.-hist. Kl.”, 294. Bd., 3. Abhdl., Wien 1974; A. Kammenhuber, Die Arier im Vorderen Orient und die historischen Sitze der Hurriter, “Orientalia” 46, 1977, 129-144. I titoli stessi mostrano i termini della controversia.

Sui testi lessicali di Ugarit:
La prima testimonianza venne dai testi lessicali della serie {AR.RA : hubullu. Vedi F. Thureau-Dangin, Vocabulaires de Ras Shamra, «Syria» 12, 1931, 225-266, che mise in relazione la seconda lingua del vocabolario di Ras Shamra con la lingua testimoniata dalla “Lettera di Mittanni” e dai testi hurrici di Boghazköy. Fondamentali le pubblicvazioni di J. Nougayrol, Vocabulaires polyglottes “Ugaritica” V, 1968, 230-249, e lo studio di E. Laroche, Documents en langue hourrites provenant de Ras Shamra, “Ugaritica” V, 1968, 448-544.
Su questa categoria di testi si veda recentemente B. André-Salvini e M. Salvini: Le liste lessicali e i vocabolari plurilingui di Ugarit. Una chiave per l’interpretazione della lingua hurrica, “La Parola del Passato” LV, 2000, 321-348. Vedi anche, più in generale, M. Salvini, I Hurriti sulla costa orientale del Mediterraneo, “La Parola del Passato” LV, 2000, 103-113.

Sui testi hurriti di Mari:
F. Thureau-Dangin, Tablettes hurrites provenant de Mari, «RA» 36, 1939, 1-28; E. Laroche, Fragment hourrite provenant de Mari, «RA» 5I, 1957,104-106
M. Salvini, Un texte hourrite nommant Zimrilim, «RA» 82 (1988), 59-69.
I. Wegner, Überlegungen zur zeitlichen Einordnung und geographischen Herkunft des hurritischen Mari-Briefes 7+6, AoF 31, 2004, 101-104.

Il testo di Tishatal di Urkesh:
A. Parrot – J. Nougayrol, Un document de fondation hourrite, «RA» 42, 1948, 1-20. A tutt’oggi quel documento rimane il più antico testo in lingua hurrica che si conosca. Si veda la nuova edizione di G. Wilhelm, Die Inschrift des Tišatal von Urkeš, Bibliotheca Mesopotamica 26 (Urkesh/Mozan Studies 3), Malibu 1998, 117-143.

Fonte: https://web.archive.org/web/20090930215739/http://www.icevo.cnr.it/it/4/000391/page.html



Categorie:D04.01- Mitanni

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