Alfabeto musnad

L’alfabeto musnad, noto anche come alfabeto sud-arabico (o alfabeto arabo meridionale) è un antico alfabeto, utilizzato tra il X secolo a.C. e l’VIII secolo della nostra era, soprattutto nello Yemen e in Eritrea, per scrivere l’antica lingua sudarabica.

In realtà, anziché di alfabeto, è più corretto dire che si tratta di un abjad, infatti nel musnad vengono scritti solo le consonanti.

Da questo alfabeto è derivato l’alfabeto ge’ez.

Caratteristiche

Denominazione

Benché spesso ci si riferisca a questo alfabeto con la dicitura di musnad, questo termine indica la forma monumentale dell’alfabeto, esiste anche una forma corsiva detta zabûr, utilizzata per iscrizioni su bastoncini di legno[1] .

Proprietà

L’alfabeto musnad è un abjad, infatti i suoi grafemi servono a indicare solo i suoni consonantici e non le vocali.

Generalmente veniva scritto da destra verso sinistra, ma, a volte, poteva essere scritto da sinistra a destra; in questo caso, i caratteri venivano ruotati specularmente rispetto alla verticale.

Grafemi

L’alfabeto musnad utilizza un insieme di 29 grafemi, le cui forme sono simili alle lettere dell’alfabeto fenicio (le due scritture hanno un’origine simile), ma sono nettamente più geometriche.

La tabella che segue riporta i 29 grafemi del musnad, con i corrispondenti degli alfabeti fenicio, ge’ez, ebraico, arabo e somali.

LetteraUnicodeNomeTrascrizioneValoreFormaCorrispondenza
Fenicioge’ezSomaliebraicoarabo
𐩠HehhYXח‎ﺡ‎
𐩡LamedhllVerticaleLל‎ﻝ‎
𐩢HethħYXח‎ﺡ‎
𐩣MemmmDiagonaleMמ‎ﻡ‎
𐩤QophqqCircolareQק‎ﻕ‎
𐩥WawwwCircolareWו‎ﻭ‎
𐩦Shins, ś, šɬDiagonaleSHש‎ﺵ‎
𐩧ReshrrCircolareRר‎ﺭ‎
𐩨BethbbΠBב‎ﺏ‎
𐩩TawttDiagonaleTת‎ﺕ‎
𐩪Sats, š, ssΠSס‎ﺱ‎
𐩫KaphkkΠKכ‎ﻙ‎
𐩬NunnnVerticaleNנ‎ﻥ‎
𐩭KhethxYKHﺥ‎
𐩮SadheCircolareSص‎
𐩯Samekhs, s, śDiagonaleצ‎ﺹ‎
𐩰FeffDiagonaleFف‎
𐩱AlefʾʔΠא‎ﺍ‎
𐩲AynʿʕCircolareCע‎ﻉ‎
𐩳DhadheɬˤRettangolareD’ض‎
𐩴GimelgɡVerticaleGג‎ﺝ‎
𐩵DalethddDiagonaleDד‎ﺩ‎
𐩶GhaynġɣΠGغ‎
𐩷TethRettangolareDט‎ﻁ‎
𐩸ZaynzzDiagonaleSז‎ﺯ‎
𐩹DhalethðRettangolareDHذ‎
𐩻ThawθCircolareTHﺙ‎
𐩺YodhyjCircolareYי‎ﻱ‎
𐩼ThethθˤCircolareTH’ظ‎

Stele votiva con iscrizioni in Sabeo, indirizzata al dio lunare Almaqah (Yemen, verso 700 a.C.).

Storia

L’alfabeto musnad fu usato principalmente nel Regno di Saba e in quello dei Minei, sulla costa sud della penisola araba, nei pressi dell’attuale Yemen. Serviva per scrivere i vari dialetti della lingua sudarabica come il sabeo, il qatabanico, l’hadramitico, il mineo o per il proto-ge’ez del regno di D’mt (nell’attuale Eritrea, Etiopia e Gibuti).

Si pensa che il musnad si sia separato dall’alfabeto proto-sinaitico probabilmente durante il XIV secolo a.C.[2]. Le più antiche iscrizioni scoperte nello Yemen sono del X secolo a.C. mentre ad Akkele Guzay in Eritrea ne sono state scoperte alcune risalenti al IX secolo a.C.[3]

L’alfabeto raggiunge la sua forma classica verso il sesto secolo a.C. e il suo uso perdurerà fino al sesto secolo d.C. Verrà quindi sostituito dall’alfabeto arabo. In Etiopia ed Eritrea, si evolverà per dare origine all’alfabeto ge’ez, che ancor’oggi è usato per scrivere l’amarico, il tigrino, il tigrè e altre lingue semitiche dell’Etiopia, Lingue cuscitiche e nilo-sahariane.

LA SCRITTURA

La scrittura detta sudarabica è quella dell’epigrafia monumentale nelle rovine yemenite. La lingua è il “sudarabico”, una lingua strettamente affine all’arabo e che presenta piccole variazione dialettali, a seconda delle regioni dove venne utilizzata: si parla così di sabaico, minaico, qatabanico, hadramitico. In seguito questa lingua venne completamente soppiantata dall’arabo.

Rispetto alle altre antiche scritture semitiche, la sudarabica è più armonica e bella. Il verso è bustrofedico: le righe si succedono in senso alternato, l’una da sinistra a destra, l’altra da destra a sinistra, ed a seconda del verso i caratteri sono voltati specularmente da una parte o dall’altra. Le parole, separate sempre tra loro da tratti verticali, sono composte da lettere con forme chiare e ben differenziate. Utilizzati anche come motivo ornamentali, i caratteri mantengono proporzioni fisse tra altezza e larghezza (generalmente 2:1 o 3:1), sono talora abbellite da grazie che tagliano la fine delle aste, e il senso estetico dei cerchi e delle curvature dimostra l’esistenza di precisi canoni artistici. Lo studio di tali canoni e delle loro variazioni ha permesso a studiosi (come Jacqueline Pirenne) di ricavare ipotesi cronologiche relative sui vari gruppi di iscrizioni.


L’ALFABETO

L’alfabeto sudarabico è costituito da 29 consonanti, le medesime dell’arabo moderno con in più una sibilante. Si tratta del più ricco alfabeto semitico. Il sistema di trascrizione che qui diamo è, ovviamente, quello accettato dagli studiosi. Per quanto ovviamente non si può essere sicuri sulle esatte regole di pronuncia (il sudarabico è una lingua morta), la conservatività delle lingue semitiche ci permette una certa sicurezza.


VOCALISMO

Come tutte le lingue semitiche, il sudarabico non scrive le vocali. E trattandosi di una lingua morta, è quindi impossibile, a partire dall’epigrafia, ricostruire l’esatta pronuncia delle parole.


Note

  1. ^ Jacques Ryckmans, Walter Müller, Yusuf M. Abdallah, Textes du Yémen antique inscrits sur bois, 1994, p. 9.
  2. ^ (EN) South Arabian, Ancient Scripts.
  3. ^ (EN) Fattovich Rodolfo, Akkälä Guzay, in Encyclopaedia Aethiopica: A-C, Harrassowitz Verlag, 2003, p. 169.

Bibliografia

  • (EN) Beeston Alfred Felix Landon, 2, in Arabian SibilantsJournal of Semitic Studies, vol. 7, 1962, pp. 222–233, DOI:10.1093/jss/7.2.222.
  • (EN)Larissa Bonfante, John Chadwick, B. F. Cook, W. V. Davies, John F. Healey, J. T. Hooker, C. B. F. Walker, Reading the Past : Ancient Writing from Cuneiform to Alphabet, Paris, Seuil, 1997, 503 p. (ISBN 2-02-033453-4)
  • (EN) Stein Peter, The Ancient South Arabian Minuscule Inscriptions on Wood: A New Genre of Pre-Islamic Epigraphy, in Jaarbericht van het Vooraziatisch-Egyptisch Genootschap “Ex Oriente Lux”, vol. 39, 2005, pp. 181–199.
  • (DE) Stein Peter, Die altsüdarabischen Minuskelinschriften auf Holzstäbchen aus der Bayerischen Staatsbibliothek in München, 2010, ISBN 978-3-8030-2200-4.
  • Francaviglia Romeo Vincenzo, Il trono della regina di Saba, Roma, Artemide, 2012, p. 149–155.
  • (FR) Ryckmans Jacques, Müller Walter e Abdallah Yusuf M., Textes du Yémen antique inscrits sur bois, Université catholique de Louvain, 1994, ISBN 90-6831-546-3.

Fonte: Wikipedia



Categorie:D10- Arabia preislamica, J20.08.01- Lingue arabe pre-islamiche - Pre-Islamic Arabic languages, J20.08.2- Lingue sudarabiche

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