Simboli del potere imperiale bizantino

Come il sole era preposto all’universo fisico dei bizantini, così l’imperatore appare come la vetta e il supremo principio organizzativo della società.
L’aspetto dell’imperatore più visibile all’uomo bizantino è legata alla simbologia del potere.

Basilio II. Nell’immagine trionfale di Basilio II, riprodotta sul frontespizio di un salterio databile al 1019 e conservato presso la Biblioteca marciana di Venezia, l’imperatore indossa all’avambraccio due bracciali, indipendenti dall’armatura, che potrebbero essere corone trionfali del tipo ipotizzato per la corona di Costantino IX.

L’imperatore bizantino Basilio II il Bulgaroctono incoronato dagli angeli mandati da Dio e adorato con la proskýnesis dai suoi sudditi.

Era la incoronazione dell’imperatore e della imperatrice a costituire la cerimonia delle cerimonie.

La prima fase della elezione dell’imperatore era quella civile che richiamava  l’usanza romana della proclamazione da parte dell’esercito e della elevazione (sullo scudo) dell’imperatore. Nella elezione (facciamo riferimento alla elezione di Leone I), tutto il senato, i funzionari, il clero si riunivano nel Campo Marzio. Le milizie disposte in ordine, ponevano a terra i labari e le altre insegne; il popolo (rappresentato da Azzurri e Verdi) per tre volte gridava: “Dio ascoltaci; Viva Leone; Leone deve regnare; O Dio amico degli uomini, la repubblica chiede Leone come imperatore; l’armata chiede Leone; le leggi attendono Leone; è il voto del palazzo, il voto del senato, il voto dell’armata, il voto  del popolo”.

Leone monta sulla tribuna, i due comandanti (Gran duca e Gran drungario)  mettono sulla sua testa la corona e lo cingono con la collana militare. Vengono alzati i labari e le insegne e la folla urla: “Leone augusto, vittorioso, pio; Dio ti ha elevato; egli veglierà su di te”. Le guardie designate formano  quindi con i loro scudi una volta sulla testa dell’imperatore che viene rivestito con le insegne imperiali ponendogli davanti le lance e gli scudi. Tutti i magistrati gli rendono omaggio e Leone indirizza alla folla, attraverso il suo libellario, l’allocuzione, spesso interrotta dalle acclamazioni. Tutti alla fine sono salutati con le parole: “Dio sia con voi”.

Segue successivamente nel giorno stabilito, la cerimonia religiosa in cui il senato, gli ufficiali delle guardie e tutti i grandi dignitari si presentano davanti al monarca che esce dall’Augusteo indossando il mantello militare  (scaramaggion) e un sajo (imperiale), accompagnato dai suoi cunicolari o ciambellani. Egli si ferma davanti alla sala denominata onopodion dove ha luogo  il primo ricevimento dei patrizi. Il maestro delle cerimonie pronuncia le parole “ai vostri ordini”  e tutti esclamano “per numerosi e felici anni”. Si forma quindi il corteo che si dirige verso il  gran concistorio dove sono riuniti i consoli e gli altri senatori. L’imperatore si siede sotto il baldacchino, i senatori e i patrizi si  prosternano davanti a lui e gli rivolgono i voti augurali per la sua conservazione.

Formatosi il corteo, l’imperatore su un maestoso cavallo bardato, si dirige verso la chiesa di santa Sofia (v. in Specchio dell’Epoca, Bisanzio città d’Oro) passando davanti alle guardie e la parte della città (che divide il Gran Palazzo dalla Chiesa che lo fronteggiava), dove i cittadini rivolgono acclamazioni.

L’imperatore è introdotto nel “mutatorio o diaconato” dove riveste le insegne denominate “divitisium” e “tzitzacium”; poi egli fa il suo ingresso con il patriarca; accende ceri alle porte d’argento; attraversa la navata e il coro e alla porta del santuario recita una preghiera e sale sull’ambone (tribuna); il patriarca recita una preghiera sulla clamide con cui il gran ciambellano riveste l’imperatore; poi benedice il mantello imperiale e cinge la fronte dell’eletto.

In questo momento il popolo grida per tre volte: “Santo, Santo Santo ; Gloria a Dio nel più alto dei cieli e  pace in terra al nostro grande imperatore  e autocratore al quale Dio conceda numerosi anni”. L’imperatore ritorna nel mutatorio dove siede sul trono e tutti i funzionari nel loro ordine gerarchico si prosternano davanti a lui e gli baciano le ginocchia.

Finita la cerimonia, la imperatrice con il suo seguito, si ritira; mentre dopo una pausa, presso l’imperatore inizia la discussione per le nomine delle alte cariche, iniziando dal praepositus, mentre la imperatrice fa conoscere il nome del silenziario (nel caso della elezione di Leone I che stiamo esaminando,  è nominato preposito, Urbicio, e silenziario Anastasio), e si procede quindi alla nomina del cesare, del nobilissimus (primo del patriziato), del presidente del senato ecc. .

I simboli del potere

L’incarnazione visibile dell’idea imperiale era la seta purpurea, il cui uso era riservato solo all’imperatore e ai suoi intimi. Essa era caratterizzata anche da filettature dorate che consentissero di catturare la luce del sole. La simbologia dello status supremo adempiva anche ad un proposito pratico, poiché tale combinazione faceva sì che gli occhi di tutti si dirigessero sulla figura centrale.

La porpora era il colore imperiale per antonomasia. Gli imperatori legittimi nascevano nella porpora ovvero nella camera del Grande Palazzo che era destinata al parto dell’imperatrice, pavimentata di porfido, sicchè il neonato già da subito era legato a questa condizione unica e riconosciuta da Dio à gli imperatori bizantini erano i diretti eredi dei signori del mondo romano.
Nella lingua comune, gli imperatori cristiani continuavano ad essere imperatori dei romani.

L’importanza della porpora

Porfirogenito (dal greco ΠορφυρογέννητοςPorphyrogénnētos, e latinizzato in Porphyrogenitus o Porphyrogenitos) era un titolo onorifico dal significato letterale di “nato nella porpora” conferito al figlio o alla figlia (ΠορφυρογέννητηPorphyrogénnētē, latinizzato in Porphyrogenita) dell’imperatore o imperatrice regnante dell’Impero bizantino.

La condizione primaria per ottenere questo titolo era il luogo di nascita, che doveva essere la Porphýra (in greco Πορφύρα), cioè la camera di porpora situata in un’ala del Grande Palazzo di Costantinopoli. Secondo la descrizione di Anna Comnena la sala si trovava su una delle terrazze del palazzo con vista sul Mar di Marmara e sul Bosforo, era di forma perfettamente quadrata con il soffitto piramidale ed era interamente rivestita di porfido purpureo picchiettato con puntini bianchi.

L’altra condizione per ottenere il rango di Porphyrogénnētos era lo status paterno di Basileus (βασιλεύς), che doveva essere sposato con l’Imperatrice consacrata come Basilissa (Βασίλισσα). Il colore porpora, tratto dalla lavorazione di un piccolo mollusco con cui colorare la stoffa, era riservato alle vesti imperiali: solo i sovrani e i loro familiari potevano indossarle. Allo stesso modo il porfido, la pietra rossa che proveniva dall’Egitto ed estratto da un’antica miniera, era destinato alla costruzione del sarcofago che avrebbe custodito il corpo dell’imperatore defunto.

Ideologia del potere

L’ideologia del potere imperiale era di origine romana ma venne approfondita, riformulata, trasformata dalle potenti correnti cristiane ed ellenistiche che si insinuarono nel mondo dell’antichità morente.

Il più importante tra i titoli del sovrano, quello di basileus, portato dal tempo dei successori di Alessandro il Macedone, passò dall’idioma comune alla titolatura ufficiale romana nel VII secolo; il significato classico di “re” venne dilatato fino ad occupare l’area semantica di “imperatore” e rex venne a designare una forma inferiore di sovranità.

L’imperatore, munito del favore divino, continuava ad essere eletto comandante in capo o dell’esercito o del Senato di Costantinopoli à era il successo a legittimare l’imperatore, il cui erede doveva essere designato coimperatore quando il titolare era ancora in vita, in modo da assicurare una indolore trasmissione del potere.

Quest’uomo provvidenziale era scelto da Dio à il basileus era il rappresentante di Dio sulla terra che nel contempo aveva ereditato i rituali del culto della divinità imperiale propri dei suoi predecessori pagani in Roma. La sua persona era sacra, lui solo tra tutti i laici godeva di particolari privilegi all’interno della Chiesa ortodossa. Il suo rapporto speciale con Dio derivava dalla sua divina elezione al sommo potere e questo speciale rapporto veniva continuamente manifestato e rinvigorito dalla pietà e dall’ortodossia dell’imperatore.

Ogni imperatore veniva indirettamente santificato dal culto ufficiale tributato dalla chiesa ortodossa orientale all’imperatore. Ogni anno le date di morte degli imperatori venivano ricordate con anniversari liturgici; stessa cosa valeva per le loro vittorie, i loro avventi al trono, che caratterizzavano lo spazio e il tempo pubblici per il tramite dei monumenti e delle festività imperiali.

Le strutture del potere

Il palazzo era il grande palcoscenico in cui si rappresentava la simbologia del potere. Tale edificio o meglio complesso di edifici, mistificava l’immaginario dei bizantini. La residenza dell’imperatore aveva uno status sacrale. La presenza o meno di un mosaico della Vergine al di sopra dell’ingresso del Palazzo costituiva una dichiarazione delle opinioni teologiche dell’imperatore in carica.

Il Palazzo era stato voluto da Costantino il Grande all’estremità sudorientale della penisola su cui venne costruita la nuova Roma, nel cuore dello splendido centro cittadino. La strada per il Palazzo era segnata dal Milion, la pietra miliare in oro che riportava la distanza tra il cuore dell’Impero e tutte le grandi città dell’impero romano.

Sul versante continentale (a occidente) stava il grande Ippodromo, scenario di eventi sportivi e politici nei primi secoli dell’impero; proteggeva il Palazzo da incendi e tumulti. All’interno dell’ippodromo, una loggia protetta (il kathisma) consentiva all’imperatore di assistere alle corse del circo e anche di mostrarsi alla popolazione della città senza temere per la sua incolumità; questo recinto imperiale era collegato al Palazzo da un passaggio di sicurezza.

A nord una piazza monumentale serviva da sfondo alle processioni imperiali che si recavano alle funzioni liturgiche in Santa Sofia per le grandi festività religiose.
Sui versanti meridionale e orientale il Palazzo si estendeva a occupare un declivio che portava al mare.

Il Grande Palazzo giunse al suo massimo splendore nel VI-VI secolo à la dinastia dei Comneni trasferì la residenza principale nei confini nordoccidentali di Costantinopoli (Palazzo Blacherne).
Lo stile di corte privilegiato era la villeggiatura, già tipica della società romana.

Nel corso di tutta la storia dell’impero le strutture fisiche del potere si identificarono con il Grande Palazzo. Esso costituiva una sorta di città dentro la città e le sue strutture riflettevano le molte funzioni.

La sicurezza dell’imperatore era garantita da unità militari scelte e gli eventuali trasgressori potevano soggiornare nelle prigioni presenti all’interno del grande complesso.
Vi era un porto privato che consentiva all’imperatore di fuggire facilmente dal Grande Palazzo in caso di minacce improvvise. Dopo la rivolta del Nika Giustiniano I fece costruire granai, forni e cisterne per garantire autosufficienza in casi di emergenza.

Un certo numero di chiese e di cappelle erano costruite all’interno del complesso soddisfacendo le necessità religiose del palazzo; alla fine del IX secolo vi era anche un personale permanente che risiedeva all’interno delle mura del palazzo.

Le riserve i monete erano custodite dall’imperatore all’interno del palazzo in speciali gallerie a spirale.

Dai portici, triple porte ammettevano alle grandi sale che fungevano da scenario a solenni atti di governo:lettura delle nuove leggi, concessioni di udienze, promozione di ufficiali di alto rango.

La vera e propria residenza dell’imperatore era separata dal resto e tenuta isolata e i sacri recinti erano sorvegliati dagli eunuchi di palazzo. Inoltre il palazzo era popolato da burocrati e guardie imperiali.

Le prescrizioni cerimoniali del medioevo ci rivelano artisti e artigiani legati al palazzo ma la supervisione sulle attività quotidiane del palazzo toccava agli eunuchi: il papias, assistito dal suo secondo, il deuteros, come supervisore della routine di base dell’impianto fisico del palazzo. Sottoposto al papias era il personale di rango inferiore, i diaitarioi, i quali erano organizzati in sezioni dette “settimane” che rispecchiavano il loro programma di lavoro.

I membri di più alto rango del personale domestico erano i ciambellani, eunuchi addetti all’appartamento imperiale (il cubiculum o koubokleion). Tali erano eunuchi cosiddetti cubiculari, quindi asessuati e senza discendenza. La loro collaborazione era indispensabile per chiunque volesse conferire con l’imperatore.
Il diritto romano proibiva la castrazione dei cittadini; infatti la maggior parte degli eunuchi provenivano da regioni poste al di là delle frontiere nordorientali dell’impero.
Il potere degli eunuchi crebbe a tal punto che nel X secolo il loro capo presiedeva all’organizzazione delle cerimonie imperiali. In età tardoantica l’eunuco detto castrensis, un maggiordomo, aveva funzioni di supervisione sull’attività del personale di minor rango.

Gli eunuchi erano presenti anche nell’educazione dei figli dell’imperatore.

Nella mentalità medievale si assimilava l’aspetto degli eunuchi a quello degli angeli.

Sotto la dinastia dei Comneni trionfò il principio del vincolo di parentela quale principio organizzativo della vita pubblica e ciò comportò alla riduzione del potere degli eunuchi, ma prima di allora si potevano trovare eunuchi anche al comando di eserciti imperiali.

La corte era un vero e proprio crogiuolo di etnie  a questo di deve il bilinguismo e la diffusione dello stile di vita occidentale nei ceti alti di Bisanzio.

L’esercizio del potere

Nel corso del millennio bizantino il reclutamento degli imperatori e i modi di trasmissione del potere cambiarono. Si ebbe un declino dell’elezione da parte del Senato e dell’esercito ed alcune usurpazioni interruppero il regno di imperatori privi di polso.

Nelle ultime sette dinastie bizantine crebbe l’importanza della successione ereditaria.

Il retroterra istituzionale degli imperatori riflette il mutamento delle strutture politiche  da Eraclio alla conquista veneziana di Costantinopoli nel 1204 furono la burocrazia e l’ambiente di palazzo a prevalere nell’esercito, dopodichè il servizio civile non ebbe più ruolo alcuno in quanto base di reclutamento.

Dopo Foca, la maggior parte degli imperatori nati al di fuori della capitale proveniva dall’Asia Minore, riflettendo in questo modo l’accresciuta importanza politica e sociale dell’Anatolia. Fu l’aristocrazia a fornire il maggior numero di imperatori.

Bisanzio seppe mantenere un sistema politico basato su una classe istituzionale di professionisti e che a sua volta diede struttura a definizione all’aristocrazia bizantina fino al XII secolo.

L’elaborazione giuridica bizantina giunse ad espandere le prerogative imperiali riconosciute dal diritto romano: l’imperatore era l’unica fonte delle promozioni amministrative che facevano funzionare il sistema politico. L’imperatore era a capo di un esercito professionale e di una burocrazia altamente organizzata e di grande valore logistico  questo sistema di governo era strutturato in modo tale che i compiti di carattere gestionale fossero suddivisi tra un vasto numero di burocrazie indipendenti e tali autonome linee di potere convergevano tutte nelle mani dell’imperatore (potere centralizzato), non meno l’economia monetaria.

Ci furono imperatori che decisero di guidare personalmente le truppe in guerra; altri seguirono le orme di Giustiniano I e rimasero murati nel palazzo. Non mancarono imperatori eruditi e imperatori playboy.

L’imperatore tendeva ad essere visibile soprattutto quando si rivelava nelle situazioni previste dal cerimoniale imperiale e quindi più difficile era vederlo nella sua effettiva gestione del governo. La sua giornata cominciava con la preghiera; dopo il mattutino si occupava di affari di routine, lettura di documenti; a volte l’imperatore interveniva personalmente nella stesura delle leggi.

Contrasto con i modelli prevalenti nell’occidente medievale  si alimentano pretese letterarie in vari imperatori anche con la progressiva pregnanza del ruolo dei documenti scritti  progetti enciclopedici con riferimenti agli autori classici  Eudocia versificò la Bibbia; Anna Comnena scrive l’Alessiade  queste ambizioni culturali all’interno della famiglia imperiale aiutano a spiegare il significativo ruolo giocato dalla corte nella fioritura culturale di Bisanzio.

La tendenza a governare attraverso reti di parentela conobbe un primo picco sotto Maurizio alla fine del VI secolo, quando il fratello dell’imperatore cumulava la carica di magister officiorum (affari esteri) con quella di curopalates (sicurezza del palazzo)  tendenza alla costituzione di dinastie transgenerazionali  progressiva perdita delle distinzioni tra una concezione dello Stato quale entità pubblica e un’altra che lo assimilava ad un patrimonio di famiglia.

Dall’XI secolo il grado di parentela con l’imperatore diventò il principio gerarchico dello Stato, soppiantando le vecchie distinzioni tra l’aristocrazia.

L’importanza dei vincoli di parentela sottolinea il significato storico delle imperatrici dal punto di vista legale le augoustai dipendevano dall’imperatore; con il Digesto si stabilisce con chiarezza che il loro potere e la loro posizione derivavano dall’imperatore  ciò portò al progressivo sviluppo del vincolo familiare quale fattore primario dell’ordinamento sociale, conferendo ad alcune imperatrici un notevole potere ed autorità.
Alcune imperatrici non erano aristocratiche, altre straniere, e queste dovevano di norma cambiare nome quando assumevano la nuova identità bizantina.
Ma non tutte le mogli degli imperatori diventavano automaticamente imperatrici; in realtà lo status si poteva ottenere in collegamento con la nascita di un erede al trono.
La vita pubblica delle imperatrici era in tutto differente da quella dei loro mariti  segregazione sessuale. Le imperatrici costituivano il perno attorno al quale girava la vita pubblica delle dame di Bisanzio e vi era un rigoroso ordine di precedenze a corte scandito dai cosiddetti sette vela (alzate di sipario). Nonostante tutto l’imperatrice era coinvolta in alcune attività

Da Procopio sappiamo che la coppia imperiale manipolava consapevolmente le diverse opinioni religiose (es. Giustiniano ortodosso, Teodora eretica monofisita).

Solo in circostanze eccezionali le imperatrici gestivano direttamente l’impero: la dispotica Irene giunse a prendere il governo assoluto, nella prospettiva di un matrimonio con Carlomagno; le sorelle Zoe e Teodora governarono a pieno titolo.

A Bisanzio lo status sociale era determinato dalla posizione individuale in una gerarchia elaborata e mutevole di precedenze in riferimento all’imperatore; il preciso rango di ciascuno nella società era stabilito dalla combinazione tra il livello della sua dignità e le cariche governative detenute secondo la volontà imperiale  i legami imperiali di parentela così sostituirono la scala di promozione sociale  lo status di un individuo era in larga parte nelle mani dell’imperatore.

La proiezione del potere

Costantino XI Paleologo

Erano i gesti simbolici a colamre il divario tra sovrano e sudditi e ad attribuire a ciascuno la sua parte nell’ordinamento del mondo bizantino nei confronti dell’ordinamento politico.
La proiezione pubblica dell’idea imperiale era l’essenza stessa del cerimoniale imperiale, i cui rituali spezzavano la reclusione dell’imperatore e scandivano la vita civile dei bizantini.

Il rituale era spesso rimaneggiato e aggiornato dai responsabili con una certa periodicità, in modo da trasmettere messaggi sul potere e sulla società, calibrati a seconda del mutare della situazione  ogni rappresentazione veniva adeguata alla precisa configurazione politica e spirituale del momento (es. Giovanni I Zimisce fa porre l’immagine della vergine nel carro trionfale romano, capace di dare il potere della vittoria)  funzione politica di queste cerimonie quali proiezione del prestigio imperiale e rafforzamento del proprio potere.

Due erano le cerimonie con un ruolo cruciale nella vita pubblica bizantina: le udienze solenni e le processioni. Le prime si svolgevano nelle sale poste dinanzi ai portici del Grande Palazzo. Le processioni pubbliche erano dei momenti importantissimi poiché vi era l’apparizione dell’imperatore i pubblico. Tutti gli episodi significativi della vita della comunità assunsero veste pubblica sotto forma di processioni  sfilata solenne dei diversi gruppi sociali come elemento essenziale della vita civile; processione della corte imperiale.

Tutto incominciava con i preparativi all’interno del palazzo. L’imperatore indossava la peante veste processionale, faceva il segno della croce per mettere in moto la sfilata e appariva in pubblico. I primi a comparire erano i portainsegne con gli antichi vexilla del potere romano e la grande croce dorata attribuita a Costantino. Dinanzi al gruppo imperiale incedevano i vari elementi della gerarchia delle dignità dello Stato; essi erano disposti in base ad un ordine gerarchico di tipo ascendente.

Venivano fatte acclamazioni in onore dell’imperatore, poi egli entrava in chiesa e riceveva il saluto del patriarca. Veniva portato in un sipario dove gli eunuchi gli toglievano la corona, poi entrava nel santuario, baciava la tovaglia dell’altare e incensava il crocifisso.

La processione di ritorno si svolgeva analogamente e si concludeva spesso con un sontuoso banchetto  sfarzo rispecchiava la potenza imperiale  tema di propaganda imperiale  occasione sia per irradiare un messaggio politico sia per dimostare lealtà all’imperatore.

L’imperatore era unito ai sudditi dall’esercizio dei suoi potere, in primo luogo quello della giustizia. I suoi sudditi pregavano per lui  sinesi devozione religiosa e devozione pubblica. Giuravano fedeltà e proclamavano la propria lealtà acclamandolo e pagando le tasse.

L’imperatore era in qualche misura l’esistenza stessa di Bisanzio  la fedeltà al basileus stava al cuore dell’ideologia politica bizantina e persino del patriottismo bziantino  legame imperatore-Bisanzio indissolubile.

Monumento di Costantino XI nella piazza Mitropoleos ad Atene. Costantino XI divenne il simbolo dei greci durante la guerra per l’indipendenza con l’Impero Ottomano. Oggi l’Imperatore è considerato un eroe nazionale in Grecia.

Gesti di sottomissione

La proskýnesis (greco προσκύνησις, da προσκυνέω, ovvero “portar la mano alla bocca inviando riverente bacio”), termine anche italianizzato con le assai poco comuni espressioni di proscinèsi o proscinèma, era l’atto tradizionale assiro, e poi persiano, di riverenza al cospetto di una persona di rango sociale più elevato, e consisteva nel portare «una mano, usualmente la destra, alle labbra e [baciare] la punta delle proprie dita, forse soffiando il bacio» verso la persona oggetto di riverenza, «sebbene quest’ultimo particolare sia noto per certo solamente nella società romana».

Secondo altri studiosi, invece, al di là dell’etimologia originale di προσκυνεῖv, indubbiamente connessa con il gesto di inviare il bacio con la mano, nella letteratura della Grecia classica tale verbo fu in effetti usato unicamente per significare il gesto della genuflessione, ciò che determinerebbe l’identificazione sostanziale tra proskýnesis e prosternazione.

Basilio I venera le sante Icone. Lunetta sopra la porta imperiale di Santa Sofia a Costantinopoli. 870. Dopo la vittoria degli iconoduli

https://antropologia.forumcommunity.net/?t=12790670



Categorie:H01- Storia di Bisanzio - History of Byzantium

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