Hadramawt

L’Hadramawt o Hadramaut (in arabo: حضرموت‎, Ḥaḍramawt) è la regione meridionale della Penisola arabica che si estende a est dello Yemen e che confina a sud con l’Oceano Indiano, a nord con il Rub’ al-Khali e a est con l’‘Omān.

Il toponimo sud-arabico locale (hadramita) ḥḍrmt, così come quello sabeo ḥḍrmwt, sembra derivi dalla radice <ḍ-r-m>, che significa “caldo ardente”, in cui il suffisso -ōt sembra avere la funzione dell’articolo determinativo[1].

Map of Aksum and South Arabia ca. 230 AD.jpg
Regno di Hadramawt (violetto) nel III secolo d.C.

Età preislamica

L’Hadramawt è una delle aree in cui maggiormente si sviluppò l’antica cultura sudarabica, unitamente allo Yemen, al Qataban e ad Awsan, e in cui sono rimaste tracce epigrafiche di notevole rilevanza, sebbene non numerose. Tali testimonianze sono comunque fondamentali per tracciare in maniera storicamente ragionata alcune linee essenziali per la comprensione di una complessa “civiltà idraulica” (riprendendo l’espressione proposta da Wittfogel), particolarmente vocata al commercio transarabico di spezie e di altre sostanze assai richieste sui mercati mediterranei, oltre che su quelli della Mesopotamia e della Persia fin dal II millennio a.C.

Tracce di un antico sviluppo urbano sono state trovate nel centro di Madhāb, presso l’attuale Ḥurayḍa, fin dalla fine degli anni trenta dello scorso secolo. Oggetto di particolare attenzione è l’antica città di Shabwa.Grifone dal palazzo reale di Shabwa, antica capitale del regno di Ḥaḍramawt. Aden, Museo Nazionale

Il suo primo sovrano di cui si abbiano tracce epigrafiche è šmr yhr‘š, vocalizzato in ambito arabofono come Shamir Yur‘ish. Sorto dopo una lunga serie di guerre, specialmente con il regno sabeo che si estendeva ad occidente, il regno hadramitico non aveva altre possibilità per svilupparsi a parte dedicarsi alla pesca e alla navigazione oppure di commerciare uno dei beni a maggior utilità marginale che si sviluppava sui suoi territori: l’incenso. Pur essendo buoni navigatori, capaci di sfruttare sapientemente i monsoni, gli abitanti dell’Hadramawt scelsero più decisamente la seconda via, come pure faranno Sabei, Qatabanici, Minei e Awsanici.Alberi d’incenso (DhofarOman).

Sembra che nell’Hadramawt, prima che altrove, il sentimento religioso (per lo più politeistico ma ruotante intorno a una divinità “dionisiaca della vegetazione”, con qualche possibile accostamento all’Eracle greco[2]) si evolvesse, nelle età precedenti il manifestarsi della fede islamica, verso forme di culto monoteistico e che la divinità da essi adorata fosse chiamata Raḥmān (lett. “Misericordioso”), nome che nell’Islam, probabilmente non a caso, sarà indicato da Dio come suo nome proprio, unitamente a quello più noto di Allah:

«Dì: “Invocatelo come Allàh, o invocatelo come Raḥmān…”»
(Cor.XVII:110[3])

Secondo le fonti islamiche, l’Hadramawt era la regione da cui proveniva la tribù dei B. Kinda, noti per aver creato un’effimera confederazione tribale di cui erano i capi (fra essi si ricorderà il padre del noto poeta preislamico Imru l-Qays) che servì forse da riferimento per la primissima Umma islamica.

Età islamica

L’Hadramawt vide decrescere notevolmente la sua importanza in età islamica.

Il primo governatore musulmano della regione fu Ziyād ibn Labīd al-Ansārī ed è ipotizzabile che questi e i suoi successori dipendessero in qualche modo dal wali di Sanʿāʾ.

L’Hadramawt – come ogni regione periferica – fu luogo ideale per garantire rifugio ai dissidenti politico-religiosi dell’Islam. Già lungo tutto il periodo omayyade, in esso si ha notizia della consistente presenza del Kharigismo di tipo ibadita e forse del loro potere egemonico in buona parte del territorio.

La regione fu presa dagli sciiti Sulayhidi yemeniti nel 1047, ma il loro potere fu abbastanza contrastato e, di fatto, assai precario, tanto da obbligare i Sulayhidi ad avvalersi dell’interfaccia dei Banu Zurayʿ.

Nel XII secolo il paese cadde nelle mani degli Ayyubidi, sostituiti nel secolo successivo dai Rasulidi.

Nel XV secolo fu la volta dei Tahiridi e, il secolo successivo, dei Kathiridi dello Ẓafār e infine i Banu Yāfiʿi.

Età contemporanea

A partire dalla prima metà del XIX secolo la zona cadde progressivamente sotto l’influenza britannica, che aveva occupato la vicina Colonia di Aden. I Britannici siglarono infatti con i potentati locali dei trattati che diedero vita ad una sorta di protettorato.

Nel XX secolo l’Hadramawt, nel periodo del Protettorato britannico, fu governato dai Kathiridi con sede a Sayʾūn e dagli Yāfiʿi con sede invece ad al-Mukallā.

La situazione rimase immutata fino all’accesso nel 1967 dello Yemen (di cui l’Hadramawt faceva parte) alla piena indipendenza.

La capitale, e anche la più popolosa città dell’Hadramawt, è il porto di al-Mukallā, che nel 1994 contava 122.400 abitanti e nel 2003 174.700, mentre il porto della cittadina di al-Shahir è cresciuta da 48.600 abitanti a 69.400 nel medesimo periodo di tempo.

Note

  1. ^ A.F.L. Beeston, s. v. «Ḥaḍramawt», in: Encyclopaedia of Islam/Encyclopédie de l’Islam, Leida-Parigi, 1960-2005.
  2. ^ Si vega Giovanni Garbini, “Sur quelques aspects de la religion sud-arabe pré-islamique“, in: Abhandlungen Gesellschaft der Wissenschaften zu Göttingen, ph.-hist. Kl. 3e Folge Nr. 98 (1976), pp. 182-188.
  3. ^ Trad. di Alessandro BausaniIl Corano, Firenze, Sansoni, 1955 (successive riedizioni Milano, Rizzoli).

Voci correlate

Collegamenti esterni



Categorie:J20.08.2- Lingue sudarabiche

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